Elio Casanovi
BLUES
Cesenatico night blues
il porto canale
illuminato a festa
C’é anche la RAI
con un suo quintetto
Seri professionisti
che suonano da dio
musica folk
vecchia come il cucco
Sono ubriaco
Mi abbranco
ad un lampione
applaudo, fumo, bevo
e batto il tempo
un po’ distrattamente
Vorrei essere altrove
stringerti la mano
ed ascoltare il vento
urlare fra gli ulivi
ed i muretti a secco
con una luna
tonda come un pane
immobile
nel cielo-oroscopo
di agosto
Vorrei essere altrove
e amarti con dolcezza
Dirti di me e di te
quando eravamo insieme,
quando le piccole cose
avevano importanza
Dio, quanto mi manchi!
Quanto tempo perso
inutilmente
Quanti ricordi
Quanto... quanto... quanto...
e invece sono qui
con il lampione al braccio
applaudo, fumo, bevo,
barcollo, batto il tempo
ascolto questo blues
e m’accontento
TARTARIN DI TARASCONA
Vento del sud, caldo,
trascorre le vie del centro.
Freme alle narici
d’Africa afrore
e caravanserraglio
Tartarino intrepido
fendo la folla,
impugno un Browning
a canne sovrapposte
e ringhio
come leone in gabbia.
Ma poi intravedo
la tua figura snella
il tuo sorriso allegro
di bambina
e la mia rabbia si spegne
piano piano.
L’ Africa é lontana
non s’ode più
il tam tam oltre la savana.
Tutta la mia avventura
in te si fa silenzio lieve,
neve sui monti impervi
acqua di lago
tasparente e chiara
tranquillità d’ombra
d’una pieve
E allora anch’io sorrido
un po’ impacciato,
smetto i panni del leone inquieto
e t’ accompagno a fare spese
a capo chino
scodinzolando allegro
come un cagnolino.
LAMPEDUSA
E’ qui
nel sole che stana
Il sangue dalle rocce
e di porpora ammanta
di timo e origano
i cespugli
e i penduli capperi
a strapiombo
E’ su quest’isola nuda
e aspra
più Africa che Italia
che il mio vivere
inquieto
si è disposto all’ attesa
al tramonto,
un tramonto sul mare
sul finire d’ agosto
dell’anno duemila.
QUEST’AMORE
A volte scintilla ai rami
Come diamante al sole
E non è che rugiada
Sulle foglie
Quest’amore
NOTTURNO
Sale la luna oltre la scogliera
E occhieggia sulle case accoste
Sulle imposte già chiuse per la notte
Sul labirinto dei vicoli
a cascata verso il mare
A stento intravedo
Un tremolio di brace:
qualcuno fuma in un angolo
del porto
forse un pescatore
Domani, se ci sarà domani,
e solo allora
ritornerà il frastuono della vita
Torneranno a ruggire i suoi motori
Ma intanto mi godo
Quest’assenza di suono
E penso
(Sottovoce per non far rumore)
Che tutta l’isola è mia
ora che tace
ALBA NEL BOSCO
Un bivio d’alberi offre
All’oriente rami
di vento e di rugiada
Sale all’orizzonte
Tenue
Un chiarore d’alba
Oltre le montagne
E già si rincorre all’aria
come un gioco
degli uccelli il richiamo.
È una magia senz’ombre
Questa, in cui il pensiero
scioglie i suoi nodi
e si dipana oltre
la servitù del tempo
Non c’è vita in me
Né morte assurda
Ma solo dell’esistere
Percepisco il senso
In questo assoluto
mostrarsi di bellezza
TEMPO
Il tempo curvo
Ha orecchie di mercante
occhi di gatto
e denti d’ingranaggio
Ha sassi e margherite
Fra le mani adunche
Nella bisaccia
un suono di stagioni
Un aquilone
perso da un bambino
ed un ricordo d’Africa
e di mare
Sovente ride
con ticchettio di spade
oppure sinistro
s’incupisce e tace
e chi ne ascolta il silenzio
non ha scampo.
NINFA
Ninfa alla sorgente
Ti protegge uno spiovere
di salici
la nudità che il correre
dell’acqua appena cela
Si muovono alla brezza
I lunghi capelli d’ebano
Fauni di sbigottita
pietra cercano
ai loro occhi
i tuoi di terso cielo
Ma tu
persa nella bellezza
D’un giro d’acqua
a incorniciarti il viso
altro non vedi
a capo chino
che te stessa
e sogni
e non t’accorgi
ch’era mattina
ma già passò il tramonto
ed ora è quasi sera.
RITORNO
Amore andato
D’erba e di fiori
Sale al ricordo
Un odoroso marzo
Di brume incerto
Al mobile orizzonte
Sono tornato
Ai ciottoli del lago
Al vecchio molo
Da cui prendemmo vela
Alle rive scoscese
Al soffio della Breva
Cui affidammo
Un sogno
Non c’è rimpianto
in me né accenno
di malinconia
Non c’è dolore
Ma solo un vuoto
Sbigottito e assente
d’altre stagioni
e luoghi del ritorno.
BELLEZZA
Cime di monti a taglio
Verso il cielo
Frangono vento e luce
Alla pianura
Che a tratti si fa onda
Nei filari
Dal frantumìo dei sassi
Accosti al limite
Dei campi
S’annuncia il capo
della serpe immota
nel tiepido del sole
Timidamente
Muove le zolle nere
Il piede vagabondo
e l’occhio circolare
non s’appaga
e attorno ancora cerca
e indaga
e non comprende
Ninfa dei boschi
Si cela alla ragione
Di questi momenti
La bellezza